Introduzione

La Campania è la discarica abusiva d’Italia. Da almeno vent’anni la Campania Felix è martoriata da un unico interminabile disastro ambientale, causato dallo smaltimento illecito di rifiuti per mano della criminalità organizzata e di quella cosiddetta “dal colletto bianco”, entrambe operanti in accordo con gli imprenditori italiani.

Lo smaltimento illecito di rifiuti, oltre a causare una crisi ambientale e sanitaria di dimensioni enormi, ha tra le altre cose anche dato origine alla tanto dibattuta “emergenza rifiuti”, che in un balletto malefico sta attanagliando la regione ormai da 16 anni, e i cui protagonisti principali sono i rifiuti urbani. Nel 1994 la spazzatura ha per la prima volta invaso le strade della Campania perché le discariche che avrebbero dovuto accoglierla ancora per anni erano sature, colme dei rifiuti industriali – soprattutto quelli portati in Campania dal nord Italia – che da tempo vi venivano sversati illegalmente. Come si è visto, poi, l’“emergenza rifiuti” e il commissariamento della regione che ne è derivato, si sono evoluti secondo dinamiche proprie, portando alla costruzione di ulteriori emergenze ambientali sopra quella originale. La palude fatta di inerzia istituzionale, corruzione, ignoranza, interessi politici, speculazione, leggi speciali e del sistema malato di appalti e sub-appalti che ne è nata, fa sì che la situazione sia tutt’ora irrisolta. Lo stato di “emergenza” è la normalità in Campania.

Sfruttando ai propri fini il caos generale causato dall’“emergenza” e la conseguente attenzione mediatica su di essa, chi smaltiva abusivamente rifiuti industriali ha continuato ad operare alacremente e praticamente impunito e si è anche potuto infiltrare nel business dei rifiuti urbani.

Sono in molti a sostenere che l’“emergenza” duri da troppo tempo e che in realtà abbia secondi fini. Uno su tutti, quello di permettere a imprese private – sia legali che illegali – di continuare a spartirsi la torta dei fondi pubblici stanziati per risolvere la situazione.

Oggigiorno, il ciclo “lecito” e quello illecito dei rifiuti in Campania si intrecciano e i loro confini si fanno sfumati. Entrambi causano danni irreparabili all’ambiente e alla salute della popolazione e le sottraggono estese parti di territorio. L’elemento che li accomuna è invece cristallino: la massimizzazione del profitto, sia da parte di chi produce rifiuti, che da parte di chi li smaltisce.

Rifiuti urbani, rifiuti speciali
I rifiuti – anche se sarebbe piĂą corretto utilizzare il termine “materiali post-utilizzo” – si dividono in rifiuti solidi urbani da una parte e quelli che vengono chiamati “rifiuti speciali” dall’altra. I rifiuti speciali rappresentano piĂą di tre quarti dell’intera quantitĂ  di rifiuti prodotti in Italia, 108 milioni di tonnellate all’anno, contro i 31,7 milioni di rifiuti urbani (dati del 2004). Oltre ad una consistente frazione di rifiuti inerti provenienti da attivitĂ  di costruzione e demolizione (circa il 42%), i rifiuti speciali includono tutti quei rifiuti prodotti, soprattutto al nord Italia, durante le attivitĂ  industriali, artigianali, agricole, commerciali e di servizio. Questi, a loro volta, si dividono in rifiuti speciali pericolosi (sostanze tossiche, corrosive, esplosive, asfissianti, facilmente infiammabili ecc.) e non pericolosi (per esempio pneumatici fuori uso, scarti tessili, fanghi di lavanderia ecc.). Si tenga presente che i rifiuti speciali pericolosi, seppur vengano prodotti in quantitĂ  molto inferiori a quelli non pericolosi (circa 1:10, 5,4 milioni contro 52,3 milioni di tonnellate nel 2003), posseggono un potere inquinante infinitamente maggiore.

Rifiuti speciali che spariscono
Secondo Legambiente, nel decennio 1998-2008 in Italia sono sparite in media 17,8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali all’anno. Solo per l’anno 2006 – questo l’ultimo dato disponibile – si parla addirittura di 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali sparite e smaltite illegalmente[1], vale a dire all’incirca la stessa quantità di rifiuti solidi urbani prodotta ogni anno in Italia. Di questi, si stima che più di un milione di tonnellate (vale a dire circa il 20% sul totale prodotto in Italia annualmente) sia composto da rifiuti speciali pericolosi.

Una minima parte dei rifiuti scomparsi prende il largo via terra oppure via mare in direzione di paesi dell’Europa dell’est, dell’Africa e dell’Asia. Il resto viene smaltito abusivamente in patria, con una predilezione particolare per il napoletano e il casertano, ma certo non disdegnando altre zone.

Una volta giunti in Campania, trasportati da organizzazioni e persone che hanno costruito imperi economici sullo smaltimento illecito, questi rifiuti, spesso mescolati fra loro, vengono fatti ingoiare alla terra, all’acqua e all’aria nei piĂą differenti modi possibili. Seppelliti, bruciati, riversati nei tombini e nei corsi d’acqua, abbandonati in discariche abusive e ai lati delle strade, sparsi sui campi, ‘tombati’ in opere pubbliche e nelle fondamenta di palazzi, oppure introdotti nel ciclo lecito dei rifiuti e, di conseguenza, smaltiti in impianti completamente inadatti ad accoglierli.

Le sostanze tossiche derivanti da questo incessante processo penetrano inesorabilmente nella catena alimentare animale e umana, avvelenando la popolazione. Da anni, in Campania, la percentuale dei casi di cancro e di malformazioni congenite è in drammatico aumento. In alcune zone e per alcune tipologie di tumore si conta che questa sia addirittura il doppio rispetto alla media nazionale.

Tuttavia, le persone che partecipano a questo affare e che vi sono interessate riescono a fare sì che i rifiuti tossici continuino a fluire verso le campagne, i fiumi, le discariche e le cave, non solo della Campania, ma anche di molte altre regioni italiane, che certamente non sono estranee a questo fenomeno. Qui non si tratta solo di esponenti delle famiglie mafiose, ma anche dei cosiddetti “criminali dal colletto bianco”: imprese legali, rispettabili uomini d’affari, funzionari pubblici, operatori nel settore dei rifiuti, mediatori, faccendieri, tecnici di laboratorio, imprenditori nel settore dei trasporti.

Le cause dei traffici illeciti

«I rifiuti non esistono più, esistono solo merci. Merci da commercializzare.»

Alessandro Iacuelli, Le vie infinite dei rifiuti. Il sistema campano (Rinascita edizioni, 2007), p.176

Il disastro ambientale e sanitario che deriva dallo smaltimento illecito di rifiuti tossici accade all’insegna della massima pronunciata dal pentito di camorra Nunzio Perrella, e ormai divenuta celebre: “la monnezza è oro”. Più un rifiuto è tossico, più il suo smaltimento è oneroso. Smaltire rifiuti pericolosi in maniera legale ha un costo molto elevato rispetto a quello che viene offerto delle ecomafie: si calcola che il giro d’affari legato a questo settore criminale fosse, nel 2006, di 7 miliardi di euro. Un risparmio enorme, che incide pesantemente sul bilancio delle imprese dell’Italia industrializzata.

Polveri di abbattimento fumi di industrie siderurgiche e inceneritori, ceneri di combustione, terre di bonifiche contaminate da idrocarburi, morchie oleose e di verniciatura, pitture, vernici di scarto, solventi, scarti di concerie, rifiuti ospedalieri, fanghi da trattamento acque durante i processi di depurazione di industrie chimiche ed acque reflue industriali, inchiostri di scarto, melme acide, scorie di fonderie, car fluff, pneumatici e via dicendo. La lista dei rifiuti tossici prodotti dal nostro mondo civilizzato sono un’infinità e ci sarà sempre qualcuno – criminali, imprenditori e politici – disposto a lucrare sul loro smaltimento.

Laboratorio Campano
Per chi cerca di districare i meccanismi che si celano dietro questa catastrofe programmata, il non capire è un work in progress. Quello che oggi sembra essere un elemento chiave, domani potrebbe rivelarsi un aspetto marginale, e viceversa.

Laboratorio Campano cerca di essere un’introduzione alla complessa questione dei rifiuti in Campania e agli elementi che legano questa ad altre realtà in Italia e nel mondo. Sono in molti a sostenere che la Campania sia da decenni un territorio di sperimentazione. I meccanismi che nel tempo sono maturati nella regione in questo settore – divenendo prassi – vengono, senza grossi problemi, esportati in altri luoghi, come alcuni chiari segnali già dimostrano. Basta sfogliare i diversi rapporti Ecomafia di Legambiente per rendersi conto che il ciclo illecito dei rifiuti si sta estendendo all’Italia intera. La Campania rimarrà pur in testa alla classifica per infrazioni commesse, ma Lazio, Calabria, Puglia, Sicilia, Veneto e Sardegna si stanno giocando bene la partita.

Andando alla scoperta di quei luoghi del napoletano e del casertano che sono rappresentativi per cosa sta succedendo in Campania, Laboratorio Campano vuole essere uno strumento per individuare le connessioni fra i diversi elementi della questione dei rifiuti, che purtroppo spesso vengono tralasciati dai mass media che si prepongono di raccontare l’“emergenza rifiuti”.

Facendo questo, Laboratorio Campano non vuole ridurre la complessità della tematica, ma fornire all’osservatore alcuni elementi di base per permettergli di accedere ad essa e individuare fattori comuni alla questione campana anche altrove.

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[1] Legambiente elabora questi numeri basandosi sui dati emessi dall’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (ONR) e dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), semplicemente calcolando la differenza fra la quantità di rifiuti speciali ufficialmente prodotta e quella ufficialmente gestita dagli impianti di smaltimento italiani.